26 febbraio 2025
La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 1254 del 18 gennaio 2025, ha ribadito l’ammissibilità dei messaggi WathsApp come prove documentali nei procedimenti civili purchè ne sia verificata la provenienza e l’affidabilità.
Secondo i Giudici di legittimità, “i messaggi WhatsApp e gli sms conservati nella memoria di un telefono cellulare sono utilizzabili quale prova documentale e, dunque, possono essere legittimamente acquisiti mediante la mera riproduzione fotografica, con la conseguente piena utilizzabilità dei messaggi estrapolati da una chat di WhatsApp mediante copia dei relativi screenshot, tenuto conto del riscontro della provenienza e attendibilità degli stessi".
La Cassazione ha precisato che tali comunicazioni, considerate riproduzioni informatiche e meccaniche ai sensi dell’art. 2712 del codice civile, assumono efficacia probatoria se la parte contro cui sono prodotte non ne contesta esplicitamente la conformità alla realtà.
Il valore probatorio dei messaggi WhatsApp (così come anche degli sms) dipende, dunque, da due aspetti fondamentali:
1. Autenticità della provenienza: è necessario dimostrare che il messaggio provenga da un dispositivo identificabile e che la trasmissione e la conservazione non ne abbiano alterato il contenuto.
2. Affidabilità e integrità del contenuto: la prova deve essere supportata da strumenti tecnici e, se necessario, da perizie forensi, che attestino che il contenuto non sia stato manipolato e rispecchi fedelmente la comunicazione originaria.
La decisione in commento si inserisce in un quadro normativo in continua e rapida evoluzione, derivante dalla crescente digitalizzazione delle comunicazioni. La pronuncia conferma la tendenza ad ampliare le possibilità di prova nel processo civile, rendendo sempre più rilevanti le nuove tecnologie e gli strumenti digitali nella formazione del convincimento del giudice.