Le mansioni del lavoratore
Nell'ordinamento giuridico italiano il divieto di demansionamento stabilito nel codice civile, riguarda questioni inerenti il lavoratore, come l'inquadramento contrattuale e l'assegnazione delle mansioni nel proprio ambito professionale.
Per legge, un lavoratore dipendente dovrebbe essere destinato alle mansioni per le quali lo stesso è stato impiegato o a mansioni equivalenti. Di norma invece è possibile per un datore di lavoro assegnare al dipendente, mansioni diverse da quelle riportate nel contratto di lavoro. Si parla in questo caso di illegalità da demansionamento, quando al lavoratore vengono assegnate mansioni non relazionate al proprio inquadramento contrattuale e di conseguenza, a causa del demansionamento, vengono sottratte allo stesso tutte le mansioni assegnate al momento dell'assunzione.
Danno da demansionamento
In caso di demansionamento il lavoratore può, dinnanzi al giudice, contestare la decisione del datore di lavoro, chiedendo la propria reintegrazione nelle precedenti mansioni. Nei casi più gravi il lavoratore può anche richiedere un risarcimento danni, se il demansionamento ha causato un evidente pregiudizio sulla sua immagine e la sua carriera professionale. A questo scopo, il dipendente può riportare una serie concatenata di fatti noti che, nel loro complesso, possano dare prova che c'è stato un danno da demansionamento.
Se invece succede che al lavoratore vengono assegnate mansioni superiori, lo stesso ha diritto ad un trattamento corrispondente l'attività svolta. Nell'ipotesi in cui lo svolgimento delle mansioni si realizzi in modo promiscuo, e quindi sia caratterizzato da funzioni lavorative appartenenti ad inquadramenti professionali differenti, si prende in considerazione la mansione svolta dal lavoratore in modo prevalente.
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